Sinestesie

22 Gennaio 2009
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Oggi ho scoperto il significato di questa parola. Si tratta, in parole povere, di un “difetto”, o una peculiarità della mente umana. Di alcune menti.

Normalmente funziona così: si assaggia un cibo, si sente un sapore. Si suona una nota, si sente un suono.

Il sinestetico no, strafà.

Ascolta una nota, sente un suono, e contemporaneamente vede un colore. Legge una lettera, e allo stesso tempo vede un colore. Le lettere sono colorate.

Affascinante.

Ma la cosa buffa, è che credevo che questo modo di percepire fosse comune a tutti.

O per lo meno, che fosse un frutto della fantasia di chi, di fantasia, vive. Come me.

Invece no.

E’ una cosa neurologica.

Pare che nel cervello si crei una sorta di interferenza sensoriale, e le sensazioni si mischiano in un allegro carnevale.

Ecco, io credo di essere sinestetica. Ho delle interferenze che incasinano i miei sensi.

Ho fatto un test, oggi, su un sito americano, che pare confermarlo.

In effetti, da che ho memoria, le lettere hanno sempre avuto un loro peculiare colore. La A è rossa, per esempio. La B gialla. Il Mercoledì è rosa. Il lunedì è giallo, come la B.

Le scale diatoniche sono colorate. Cercavo di spiegarlo al mio insegnante, che la scala di Re maggiore è indiscutibilmente gialla. Giallo scuro, l’ottava inferiore, chiaro la superiore. Quella di Do# è ghiaccio. Me lo sento scivolare addosso, freddo e cristallino, mentre la suono.

Le note in bemolle sono calde e accoglienti. I diesis invece freddi e taglienti. Il sol# è azzurrino, il LAb è un caldo rosso. Impossibile confonderle. Eppure, hanno lo stesso suono.

Ma c’è di più. I colori, le lettere, i numeri, hanno una propria personalità.

Il numero 8, per esempio, è grasso, goffo, e saccente. Un’antipatia unica.

Quando ho compiuto otto anni, ho sofferto. Ero magra come un chiodo, eppure solo a pronunciare quel numero mi sentivo grassa, goffa e saccente. Così quando mi chiedevano l’età mentivo. Dicevo “ho sette anni”, o nove. L’otto proprio non lo volevo.

I sette anni invece sono stati un eden. Il sette è magro, elegante, flessuoso. E’ principesco. Credo di essere innamorata del sette.

Anche i colori hanno una personalità. Il rosso è uomo. E’ il mio colore preferito, ma non amerei mai un rosso. Troppo forte, troppa personalità, nessun dubbio. Un macho, per intenderci.

Meglio il nero, misterioso, elegante. Ha tanto vissuto, ma non ne parla mai. Le esperienze, la vita, la curiosità, gliela leggi negli occhi scuri e vivaci.

Il verde invece è donna. La donna ideale. Bella da far male. Quieta, ma trepidante d’emozione, dentro. Libera, non la si può imbrigliare. Non la si nota a prima vista. Ma quando la guardi meglio… ti esplode dentro. Ecco.

Un mondo a parte, bello e colorato di emozioni, credevo.

Invece, è solo neurologia.